Nessuna boa, nessuna comunicazione. Però le multe sono salate

Oltre 50 pescatori sportivi e ricreativi con in mano sanzioni e regolamenti si sono dati appuntamento questa mattina (venerdì 16 giugno) al porto di Livorno, allo scoglio della Regina. Accompagnati dal pluricampione di pesca in mare Marco Volpi, hanno voluto manifestare pacificamente il loro disappunto in merito alle modifiche legislative intervenute in materia di accesso e regolamentazione della pesca sportiva e ricreativa all'interno dell'area marina protetta Secche della Meloria. «Le variazioni non sono state adeguatamente comunicate come prevedeva il decreto – ha sottolineato il livornese Volpi – non è stata aggiornata la carta interattiva sul sito istituzionale e non sono state posizionate le boe segnaletiche. Ma le multe sono arrivate puntuali».

All’incontro è intervenuto il direttore della Fiops Francesco Ruscelli per ascoltare i pescatori e farsi portavoce del loro dissenso presso le autorità competenti.

Due le principali problematiche che sono emerse. La prima risale addirittura a 7 anni fa quando il decreto ministeriale del 21 ottobre 2009 - entrato però in vigore nel 2010 - affidando la gestione dell'area marina protetta all'Ente Parco di San Rossore e Migliarino Massaciuccoli, aveva imposto l'avvio delle procedure per l'acquisto di segnalatori marittimi (boe) indispensabili a segnalare i confini. Ma tale obbligo è stato ignorato.

«In mancanza di un aggiornato strumento gps – spiega Francesco Ruscelli – diviene estremamente complesso comprendere in quale zona e sottozona ci si trovi. Perché non sono mai state acquistate e collocate le boe?».

 Inoltre il decreto ministeriale del 18 aprile 2014 ha individuato all'interno della zona B tre nuove sottozone (B1, B2, B3) con una loro peculiare disciplina delle attività concesse. Per quanto riguarda l'esercizio della pesca sportiva e ricreativa, mentre prima nella zona B era consentita la pesca ricreativa con canna e lenza ai residenti nei comuni di Livorno e Pisa, oggi nella sottozona B1, così come nella zona A, la pesca ricreativa non è permessa in alcun modo mentre nella sottozona B2 è consentita ai residenti dei comuni di Livorno e Pisa, e nella B3 a quelli di Livorno, Pisa e Collesalvetti ma con ulteriori limitazioni rispetto al passato. Ciò renderebbe necessaria l’installazione di boe per delimitare non solo l'area ma anche le zone e le sottozone.

«L'introduzione di queste modifiche – continua Ruscelli – ci porta ad affrontare la seconda problematica ovvero la mancanza di comunicazione adeguata. Pur essendo prevista dal decreto ministeriale del 18 aprile 2014 ampia diffusione di materiale informativo, non sembra che questa sia mai stata realizzata dall'ente preposto».

A creare ulteriore confusione, fanno notare irritati i pescatori, nel sito ufficiale dell'area marina protetta Secche della Meloria (http://www.parcosanrossore.org/meloria/ )è presente una mappa interattiva non aggiornata e fuorviante, risalente addirittura al periodo antecedente al 2014, che riporta una zonazione in aree A, B, C.

Data la comunicazione non sufficiente e la mancanza di segnalazioni adeguate, i pescatori hanno scoperto delle modifiche legislative solo con l’arrivo delle prime multe, in alcuni casi molto alte.

«Il primo a mettersi in regola deve essere l’Ente parco», hanno tuonato.

«La Fiops – ha risposto il direttore Francesco Ruscelli – è vicina a queste problematiche e sosteniamo il diritto dei pescatori sportivi e ricreativi a ricevere la giusta informazione. Mi impegnerò a farmi ambasciatore di malcontento e reclami presso le istituzioni competenti».

Anche il pluricampione del mondo di pesca in mare Marco Volpi ha avanzato una richiesta: «Data la confusione che si è creata e la scarsità di informazione, domandiamo che sia sospeso l’obbligo di richiedere i permessi per l’accesso all'area marina protetta Secche della Meloria almeno fino al 31 dicembre. Infatti, per effetto del congestionamento nella richiesta dei permessi, oggi sembra che serva un mese e mezzo per ottenere l’autorizzazione. Questo stato di cose rischia di impedire l’accesso e la fruibilità a tutti i cittadini di un’area che è da sempre vissuta pienamente, in particolare durante il periodo estivo».

Insieme al gruppo di pescatori sportivi e ricreativi, si sono presentati anche alcuni rappresentanti dei principali negozi di articoli da pesca della zona che hanno fatto notare come gli ostacoli degli ultimi anni abbiano causato una diminuzione considerevole del loro fatturato.

«La limitazione della pesca sportiva – ha concluso Ruscelli – rappresenta una perdita per l’economia dei territori. Il prelievo di pescato totale dei ricreativi rappresenta forse l’1,5 % del prelievo industriale , tanto in Italia che in altre zone del mondo, numeri che dimostrano quanto sia sostenibile la pesca amatoriale. In Florida hanno calcolato che il valore di un chilo di pesce pescato da un ricreativo vale circa 155 dollari per effetto dell’indotto che viene creato, contro i 17 dei professionisti. In Italia i valori non cambiano e i dati si commentano da soli».

Oltre al tema trattato, durante l’incontro sono emerse altre problematiche come l’accessibilità a porti e spiagge e l’attuale tematica relativa alla sicurezza per la pesca in mare.